«Il Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede»

accordo_augustadi Stefano Tarocchi • Nel numero scorso ho affrontato il formarsi del corpo delle lettere di san Paolo e la loro diffusione. Ora, vorrei fare emergere l’importanza della lettera ai Romani. Si tratta dell’unica lettera che l’apostolo indirizza ad una comunità non fondata da lui stesso, mentre, alla fine del suo an­nuncio evangelico in Oriente, si trova a dover risolvere il confronto con la chiesa di Gerusalemme nel suo diritto di an­nunciare legittimamente il Vangelo alle chiese di origine pa­gana.

Paolo, in concreto, vorrebbe avere dalla Chiesa di Roma l’avallo a questa missione in Spagna, che molto probabilmente non si è mai realizzata. Ma nel suo scritto, uno dei più densi che ci lascia, egli muove da un’affermazione sconvolgente: Giudei e pagani godono dello stesso di­ritto davanti al Vangelo, perché partecipano ugualmente della salvezza di Cristo, attraverso la fede: «Io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: “Il giusto per fede vivrà” (Rom 1,16-17).

In questi due versetti della lettera ai Romani viene peraltro enunciato il tema centrale della lettera: la manifestazione della «giustizia di Dio». Detto tema verrà sviluppato sotto due aspetti: dapprima al ne­gativo, in 1,1-3,20, centrato sul tema dell’«ira di Dio», e poi, al positivo, in 3,21-31, sulla giustizia vera e propria.

Detto questo, vorrei indirizzare lo sguardo alla Dichiarazione congiunta luterano-cattolica sulla dottrina della giustificazione, pubblicato nel 1999 con la firma del card. Joseph Ratzinger, quasi ad anticipare la commemorazione dei cinquecento anni della Riforma di Martin Lutero, datata al 1517.

Lo stesso tema della «giustificazione», viene ripreso nel medesimo documento approfondendo la distinzione operata dalle teologie luterana e cattolica: «secondo il modo di comprendere luterano, Dio giustifica il peccatore solo nella fede (sola fide). Nella fede, l’uomo confida totalmente nel suo Creatore e Salvatore ed è così in comunione con lui. Dio stesso fa scaturire la fede suscitando tale fiducia con la sua parola creatrice. Poiché questo agire di Dio è una nuova creazione, essa riguarda tutte le dimensioni della persona e conduce a una vita nella speranza e nell’amore. Pertanto, l’insegnamento della «giustificazione soltanto per mezzo della fede» distingue, senza tuttavia separarli, il rinnovamento della condotta di vita, necessariamente conseguenza della giustificazione, e senza la quale non vi sarebbe la fede, dalla giustificazione stessa» (Dichiarazione congiunta 26).

Paradossalmente quell’interpretazione di Paolo che ha potuto dare origine a cammini diversi, è il punto da cui riprendere un comune cammino cristiano, tanto più attuale in tempi come i nostri. Prendendo in prestito, non a caso, la liturgia della festa dell’esaltazione della croce, si potrebbe concludere che «donde sorgeva la morte di là risorge la vita».