L’uso strumentale della Bibbia e della religione in politica e la farlocca teologia politica della prosperità.

560 315 Carlo Parenti
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di Carlo Parenti · Con il secondo insediamento di Donald Trump alla presidenza statunitense si è riproposto con forza il tema assai diffuso dell’uso strumentale della religione per rafforzare un’identità politica. Si ricorderà la famosa scena di Trump, con la Bibbia in mano, davanti alla St. John’s Church di Washington nel 2020, dopo aver fatto sgomberare i manifestanti con i gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Dopo l’attentato del 13 luglio 2024 a Butler, Trump in Pennsylvania ha detto: “Mi sento ancora più forte”, ha continuato. “Ho creduto in Dio, ma sento, mi sento molto più forte. È successo qualcosa” Parlando più tardi a una colazione di preghiera separata sponsorizzata da un gruppo privato in un hotel, ha osservato: “è stato Dio a salvarmi”. Il presidente repubblicano, che è un cristiano non confessionale, ha definito la libertà religiosa “parte del fondamento della vita americana” e ha chiesto di proteggerla con “devozione assoluta”. Tant’è che con ordine esecutivo ha istituito alla Casa Bianca di un “Ufficio per la fede” diretto dalla predicatrice Paula White.

Osserva Paolo Naso, sull’Avvenire del 27 febbraio 2025, che “l’immagine di Trump con la Bibbia o del presidente raccolto in preghiera mentre viene benedetto dai pastori evangelici del neocostituito ‘Ufficio della fede’ diventano l’icona di un programma che adotta simboli e linguaggi politici. L’uso politico della Bibbia non è una novità, anche se nel caso di Trump ci pare si superi la soglia della strumentalizzazione per arrivare a una trivializzazione del testo sacro, al quale si ricorre per garantire un’aura religiosa alla propria azione politica: ad esempio, quando si è definito “facitore di pace” per avere proposto un bizzarro piano di riconversione turistica della Striscia di Gaza o quando ha dichiarato che Dio lo ha risparmiato dall’attentato del 13 luglio perché potesse compiere la sua missione di redentore di un’America secolarizzata e decaduta ”

Trump e il suo vice JD Vance stanno però avendo forti contrasti con i leader religiosi, a cominciare dalla vescova episcopale Mariann Budde che, il giorno dopo l’insediamento del tycoon, gli ha chiesto di avere umanità per i migranti illegali e la comunità Lgbtq. Il vicepresidente, dal canto suo si è scontrato direttamente con i vescovi americani, anche lui sul tema dell’immigrazione.

Il citato ordine esecutivo firmato da Donald Trump per combattere il “pregiudizio anticristiano” nel governo federale e la creazione di una task force dedicata alla difesa dei cristiani sollevano questioni profonde dal punto di vista ecclesiologico.

Nota, il 7 Febbraio 2025, la rivista on line Mediafighter : “La Chiesa cattolica ha chiarito, soprattutto con il Decreto “Unitatis Redintegratio” e con “Fratelli Tutti”, che il cristianesimo non può essere utilizzato come strumento di divisione. Papa Francesco ha più volte ammonito contro la tentazione di ridurre la religione a un’arma ideologica, come quando ha criticato l’uso dei simboli religiosi per fini politici”. Inoltre “L’ordine esecutivo di Trump è problematico perché rischia di ridurre la libertà religiosa a un privilegio per una specifica comunità, anziché a un diritto universale. La visione cattolica della libertà religiosa, come espressa in “Dignitatis Humanae”, è molto più ampia: non si tratta solo di difendere i cristiani, ma di garantire che ogni persona possa vivere la propria fede senza coercizioni”.

Ancora Paolo Naso ci riporta al punto centrale per quanto riguarda Trump, cioè la cosiddetta “teologia politica della prosperità”: “il messaggio biblico ha un tema centrale che non può essere eluso, quello dell’amore di Dio per i suoi figli, le sue figlie e il creato. Nella storia si è fatto un uso politico e blasfemo della Bibbia, giustificando lo “sviluppo separato”, l’apartheid sudafricano o il commercio degli schiavi. I “teologi della prosperità” insediati alla Casa Bianca oggi predicano una fede che si traduce in benedizioni e ricchezze materiali e un nazionalismo cristiano che ignora il pluralismo all’origine della società americana e invocano una deportazione di migranti che nulla ha a che fare con la logica della carità”

Ma cos’è questa ‘fasulla’ teologia? Lo chiarisce la Civiltà Cattolica negli articoli indicati in calce.

È un fenomeno rilevante, accanto al manicheismo politico, costituito dal passaggio dall’originale pietismo puritano, basato su L’ etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber, alla cosiddetta «teologia della prosperità», propugnata principalmente da pastori milionari e mediatici e da organizzazioni missionarie con un forte influsso religioso, sociale e politico. Essi annunciano un «vangelo della prosperità», per cui Dio desidera che i credenti siano fisicamente in salute, materialmente ricchi e personalmente felici.

Una figura che ha delineato tale teologia e che ha ispirato presidenti come Richard Nixon, Ronald Reagan e Donald Trump è il pastore Norman Vincent Peale (1898-1993), il quale ha officiato il primo matrimonio dell’attuale presidente. Egli è stato un predicatore di successo: ha venduto milioni di copie del suo libro Il potere del pensiero positivo (1952), pieno di frasi quali: «Se credi in qualcosa, la otterrai», «Se ripeti “Dio è con me, chi è contro di me?”, nulla ti fermerà», «Imprimi nella tua mente la tua immagine di successo, e il successo arriverà», e così via. Molti telepredicatori della prosperità mescolano marketing, direzione strategica e predicazione, concentrandosi più sul successo personale che sulla salvezza o sulla vita eterna.

La «Teologia della prosperità» è una corrente teologica neo-pentecostale evangelica. Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo tipo di cristianesimo colloca il benessere del credente al centro della preghiera, e fa del suo Creatore colui che realizza i suoi pensieri e i suoi desideri.

Il rischio di questa forma di antropocentrismo religioso, che mette al centro l’uomo e il suo benessere, è quello di trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico ed eminentemente sensazionalistico e pragmatico.

Infine, per par conditio tra l’attuale dirigenza americana e gli altri leaders e autocrati nel mondo, concludo con una citazione di Vito Mancuso da La Stampa del 23 gennaio 2025.

Trump giura sulla Bibbia e sostiene che il divino è con lui. Anche Netanyahu, Putin e gli islamisti dicono lo stesso. Ma comandare con libro sacro e spada, avere la missione di schiacciare gli altri popoli, non è genuina religiosità. Sicuramente Trump è autorizzato dalla Bibbia a credere di avere Dio dalla sua parte. Anche Netanyahu lo è, anche Ben-Gvir, il politico dell’estrema destra israeliana che si è dimesso da ministro della sicurezza nazionale per protestare contro l’esile pace a Gaza perché voleva continuare il massacro. Anche Putin e il patriarca di tutte le Russie Kirill sono convinti di essere dalla parte di Dio e anche loro hanno fondati motivi biblici e teologici per crederlo. Anche Narendra Modi in India si sente protetto e guidato dal suo Pantheon integralmente hindu di Brahman, Shiva e Višnu. E naturalmente quanto a fede non sono secondi a nessuno gli islamisti vari, da Hamas a Hezbollah agli ayatollah iraniani che citano a memoria le sure del Corano per armare i loro uomini e inviarli a uccidere senza pietà […] La storia, fa un po’ paura constatarlo, è proprio tornata indietro”.

Per chi volesse approfondire alcune tematiche su: teologia della prosperità, retorica della libertà religiosa, la tentazione della «guerra spirituale» e infine sull’ecumenismo fondamentalista, segnalo in La Civiltà Cattolica:

Teologia della prosperità. Il pericolo di un “vangelo diverso” (QUI) Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico-Un sorprendente ecumenismo (QUI)

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