di Giovanni campanella · Ultimamente, una delle aree più dimenticate e meno popolate al mondo (0,027 abitanti per chilometro quadrato) è salita alla ribalta delle scene perché un omone biondo ha minacciato di inglobarla con le buone o con le cattive nella confederazione di stati di cui è presidente. Quest’area, d’altra parte, è anche l’isola più grande del mondo. È anche il più vasto territorio dipendente del mondo e la quarta suddivisione amministrativa più vasta del pianeta dopo la Sacha, l’Australia Occidentale e il Territorio di Krasnojarsk. Avete capito: è la Groenlandia.
L’inconsueto (ma non troppo, visto il personaggio) reclamo di Trump ci dà l’occasione di trattare di questa terra e della presenza cristiana lì presente, con l’ausilio di un interessante articolo di Agenzia Fides (vedi).
È difficile sapere quando il Vangelo giunse esattamente nell’isola. Sicuramente in epoca medievale c’erano già cristiani, probabilmente fuggiti dal Nord Europa a causa delle incursioni vichinghe.
«Nel XII secolo nacque in Groenlandia una diocesi, quella di Garðar, che però ha vita breve a causa di quella che venne ribattezzata “piccola era glaciale”. Le temperature estreme decimarono la popolazione e solo nel XVIII secolo le comunità ecclesiali di confessione protestante da diverse nazioni del nord Europa tornarono sull’Isola. I cattolici ricomparvero solo il secolo scorso. La parrocchia di Nuuk venne fondata nel 1958 ma già alcuni anni prima, in piena guerra fredda, furono gli statunitensi a riportare il cattolicesimo nell’isola. Nel 1953, infatti, gli Stati Uniti d’America acquistarono un pezzo di terra dal governo danese per costruire una base per l’aviazione militare, obbligando gli Inuit che risiedevano in quell’area a trasferirsi 110 chilometri più a nord, dove attualmente è costituito il villaggio di Qaanaaq» (ibidem).
Come intuibile, la maggioranza dei cristiani è comunque protestante. La comunità ecclesiale più grande è quella evangelica luterana della Chiesa di Danimarca (Den Danske Folkekirke), «che ha istituito in Groenlandia una sede vescovile nel 1993. Dal 1995 al 2020 la diocesi luterana di Groenlandia è stata retta da Sofie Petersen, appartenente all’etnia indigena inuit, seconda donna con incarico episcopale nella Chiesa di Danimarca. Ora la comunità luterana è guidata da un’altra donna, Paneeraq Siegstad Munk» (ibidem).
La summenzionata parrocchia cattolica di Nuuk (città principale della Groenlandia), intitolata a Cristo Re e posta sotto la giurisdizione della Diocesi di Copenhagen, è l’unica in tutta la Groenlandia. Dal 1980 e per qualche anno, ci hanno operato le suore della fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù «(Jesu Små Søstres Kommunitet / Jiisusip Najaarai)». Per un periodo è stata affidata ai sacerdoti dell’Istituto del Verbo Incarnato. Adesso è affidata all’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Ogni domenica si celebra la Messa in inglese. La prima domenica di ogni mese si celebra anche una Messa in danese.
Grazie ai frati, 300 persone si radunano settimanalmente per l’Eucaristia. Dopo la Messa, condividono tutti insieme caffè, tè e cibi asiatici. Pochi cattolici in Groenlandia sono effettivamente di origine locale (inuit o danesi): la maggioranza viene dall’Asia e soprattutto da Filippine e Vietnam (sono migranti per motivi di lavoro).
Come già accennato, oltre al piccolo gruppo di cattolici di Nuuk, ci sono anche i cattolici di stanza presso la base militare USA. Anche presso di loro si recano i chierici di Nuuk per aiutare i chierici dell’ordinariato militare.
Anche i cattolici che vivono in un’altra parte della Groenlandia lontana da Nuuk e dove ci sono solo mini-agglomerati urbani e piccoli villaggi disseminati lungo i fiordi e nell’entroterra, dove non esistono veri e propri luoghi di culto, hanno l’opportunità di ricevere il conforto dei sacramenti ogni domenica. Infatti, ogni settimana alcuni sacerdoti danesi fanno due ore di volo per raggiungerli e celebrare la Messa nelle loro abitazioni, sul modello delle prime comunità cristiane.
La percentuale di cattolici presenti in Groenlandia è pari a meno dell’un per cento della popolazione. Però è quanto basta perché l’Eucaristia sia presente anche in queste terre innevate e per certi versi poco ospitali.
Speriamo che lo Spirito sospinga lontano dalla Groenlandia venti di guerra e oscuri propositi di possesso.